Le statue parlanti: Pasquino e i biglietti che i romani attaccano da cinquecento anni
Sei statue antiche che a Roma "parlano" con biglietti ironici attaccati di notte, da Pasquino al Babuino: la storia delle pasquinate e come trovarle con i bamb…

A Roma alcune statue parlano. Non con la voce: con i biglietti che i romani attaccano ai loro piedi, di notte, da più di cinquecento anni. La più famosa è Pasquino, un frammento di statua greca consumato dal tempo che nel 1501 il cardinale Oliviero Carafa fece sistemare all'angolo del suo palazzo, a due passi da Piazza Navona. Quasi subito qualcuno cominciò ad appendergli versi anonimi contro i potenti, soprattutto contro i papi: le pasquinate. Il nome è entrato in molte lingue, e la più celebre, "Quello che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini", prendeva in giro papa Urbano VIII, che aveva tolto i bronzi al Pantheon.
Pasquino non è solo: le statue parlanti sono sei, e i romani le chiamano la Congrega degli arguti. Marforio, un fiume di marmo sdraiato nel cortile dei Musei Capitolini, era il suo compagno di dialogo: una statua faceva la domanda e l'altra, la notte dopo, rispondeva. Poi ci sono Madama Lucrezia a piazza San Marco, l'Abate Luigi, il Facchino con la sua botte in via Lata e il Babuino, così brutto da dare il nome alla via vicino a piazza di Spagna. I biglietti su Pasquino compaiono ancora oggi, in rima e in romanesco.
Con i bambini
Pasquino è a due minuti da Piazza Navona, in piazza di Pasquino: fermatevi a guardare i fogli attaccati, ce ne sono quasi sempre, e il gioco del libro si fa lì davanti, imitando le facce delle statue. Il Babuino è sulla strada tra piazza del Popolo e piazza di Spagna e vale una deviazione: i bambini lo trovano irresistibile proprio perché è brutto. Marforio si vede dal cortile dei Capitolini, dentro il museo.
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